Rap e Metal - La musica dei ribelli ieri e oggi
 
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    "F.MASCI" Attualità 04/03/2018 04/03

    Rap e Metal

    La musica dei ribelli ieri e oggi

    La musica è un fattore essenziale nella cultura contemporanea; specialmente per gli adolescenti, essa è uno strumento attraverso cui manifestare il proprio ego in questa età turbolenta.

    I ragazzi, si sa, sono molto spesso in disaccordo con una società che, terminata l'infanzia, appare per certi versi in contrapposizione con il loro modus pensandi e, pertanto, essi ricercano nella musica una via di fuga, una luce nel buio, che ovviamente coincida, almeno nelle tematiche, con  ciò che essi ritengono giusto.

    Per molto tempo si è discusso sulle tematiche musicali e sui loro condizionamenti nei confronti delle “fragili menti adolescenziali”, venendone a capo solo in tempi recenti.

    Uno studio realizzato da varie università americane ha mostrato come non sia la musica ad influenzare i giovani, bensì il contrario: sono infatti i giovani a cercare musicalità che si accostino alla loro personalità. Pertanto si sono generati due fenomeni: la creazione di vari sottogeneri musicali rispetto allo stile di partenza e la richiesta, da parte delle case discografiche, di generi sempre più innovativi e in grado di fornire cospicue cifre sia all'artista sia, soprattutto, alla stessa etichetta di produzione.

    La musica ha, pertanto, assunto dalla metà degli anni '70 caratteri di ribellione sociale ed i principali generi che si sono fatti portavoce di questi temi sono stati due: l'heavy metal prima ed il rap poi. 

    Le differenze stilistiche tra le due categorie musicali sono palesi e conosciute da tutti ma, considerando che durante la metà degli anni '90 i due generi si sono spesso incrociati, è più ragionevole ribadirle: l'heavy metal (dall'inglese metallo pesante o ferraglia) è caratterizzato dall'uso di chitarre elettriche molto distorte, dalla presenza predominante in chiave ritmica del basso elettrico e della batteria, quest'ultima spesso dotata di doppia cassa per fornire un suono più massiccio, e dall'uso di specifiche tecniche canore da parte del cantante, quali falsetto, scream (urlo) e growl (ringhio).

     

    Il rap, invece, è caratterizzato dalla presenza del cosiddetto “beat”, una traccia spesso pre-registrata e mandata in loop e da una sequenza di versi molto ritmati, incentrati su tecniche come rime baciate, assonanze-consonanze ed allitterazioni. Chi scandisce tali versi, il rapper, lo fa su una successione di note ("beat") realizzata tramite il beatmaking.

    Come mai oggigiorno i giovani sono passati dall’ascoltare un certo tipo di musica ad uno completamente diverso? La risposta è semplice: i tempi sono cambiati ed i ragazzi del XXI secolo hanno gusti, modi di pensare ed interessi diversi; è, dunque, doveroso chiarire le differenze che si sono generate nell’arco di quarant’anni, dalla metà degli anni ’70 ad oggi.

    Una persona che ha vissuto l’adolescenza durante gli anni ’70 e ’80 ha sicuramente ancora in mente molti avvenimenti: dalle Brigate Rosse alle stragi del Terrorismo Nero, tutto era contornato dalla musica, un modo per estraniarsi facilmente dal “mondo di fuori”.

    In questo periodo di turbolenza, Guerra Fredda ed abbigliamenti correlati da acconciature quantomeno eccentriche, emergono i primi gruppi Heavy Metal e, tra questi, non possono non essere citati i Van Halen, i Deep Purple ed i Black Sabbath, i quali ebbero un successo strepitoso all’epoca, grazie anche a melodie difficilmente dimenticabili (una su tutte la celebre “Smoke on the Water” dei Deep Purple). Essi sono considerati i pionieri dell’Heavy Metal e spianarono la strada ad altri gruppi che, ufficialmente, stabilirono i “principi dell’Hard ’n’ Heavy”, definendone gli schemi che ancora oggi è possibile riconoscere.

    La musica dei gruppi Metal anni ’70 è caratterizzata da un suono che ancora risente del rock ’n’ roll alla Elvis Presley, ma che presenta già tematiche più vicine a quelle moderne: temi come la morte, l’ossessione per il successo, la società ormai corrotta, la guerra atomica e gli scontri tra le forze del Bene e del Male.

    Musicalmente parlando, è l’Inghilterra il centro del mondo heavy, sfornando ogni anno gruppi nuovi e di successo; è solo, però, nel 1980 che il mondo intero conosce l’hard ’n’ heavy. Tutto grazie ad una band australiana, gli AC/DC, che, proprio in quell’anno, pubblica l’album Back in Black, il secondo più venduto della storia dopo Thriller di Michael Jackson.

    Inutile dire come le case discografiche colsero la palla al balzo e cominciarono ad investire in gruppi emergenti.

    Molti gruppi divennero, in breve tempo, celebri e,  per tutti gli anni ’80, band come Iron Maiden, Metallica, Judas Priest e Motörhead legarono ritmi incredibilmente rapidi alle tematiche del tempo molto vicine alle condizioni in cui vivevano gli adolescenti di allora. Tale connubio fu subito celebrato, ma non ebbe vita lunga: oltreoceano, infatti, stava nascendo un nuovo tipo di musica, il rap, fondato dalle comunità afroamericane e ispaniche della periferia di New York e portatore di un messaggio “dal basso”.

    Inizialmente il fenomeno restò circoscritto all’underground e ai ghetti neri delle maggiori città americane, ma iniziò a diffondersi a livello nazionale solo nei primi anni ’90. Infatti in questi anni le case discografiche si concentrarono su melodie più commerciali dell’Heavy Metal, in modo da incrementare ancora di più i guadagni, raccogliendo, dunque, musica che trasmettesse temi di rivoluzione sociale (il muro di Berlino era ormai caduto da qualche anno) anziché di guerra.

    Il rap degli albori era questo: rivoluzione sociale degli afroamericani, che ben presto venne accolta volentieri anche dalla restante fetta di popolazione.

    Il genere si sviluppò molto in fretta e si diversificarono le varie correnti: una di queste fu il gangster rap, che trattava di rispetto, di donne, di sesso, di droga e di armi. Inoltre, il continuo pungersi tra i vari rapper, almeno in America, causò la loro dipartita, su tutti Tupac Shaqur, considerato uno dei più grandi rapper della storia.

    La strada era segnata: il metal venne relegato a musica di nicchia, mentre al rap si aprirono le strade del mainstream, del successo facile e della celebrità.

    In altre parole, mettendo a confronto testi dei grandi artisti del passato con quelli che sono saliti alla ribalta solo di recente, emerge un gap spaventoso nella qualità, intesa non come qualità del suono, bensì come qualità compositiva vera e propria: le nuove celebrità, a differenza di quelle del passato, non trasmettono più un vero e proprio messaggio alle nuove generazioni.

    Pertanto, terminata la storia della musica degli ultimi 40 anni, è giusto soffermarsi sul comportamento e sulle abitudini dei giovani, prima e dopo.

    Anche il primissimo rap era, in fondo, uno strumento attraverso cui dare sfogo alle ingiustizie ed in questo modo spingere la gioventù a riflettere sui veri problemi della vita e della società.

    Il problema reale si è avuto nel Nuovo Millennio, quando la possibilità, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, di essere conosciuti da tutti e, dunque, di trasmettere un messaggio, anche sbagliato, è diventato facile.

    Questo ha causato la popolarità di artisti anche banali che, solo per il fatto di “essersi fumati una canna davanti ad uno sbirro ed esserne usciti indenni”, sono reputati eroi da un branco di giovani che ricerca nel mainstream i propri principi; così facendo diventano soltanto cervelli piatti ed incapaci di porsi nei confronti dei problemi più maturi.

    Se le nuove generazioni sono diventate quelle che sono, la colpa, sebbene non totalmente, in buona parte è della musica.

    Di seguito riportiamo il sondaggio sui generi musicali più ascoltati dai ragazzi da 14 a 19 anni del Liceo scientifico Filippo Masci di Chieti.

                                                              

    di Alessandro Marinelli

    di Daniele Blasioli


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